Ultimo aggiornamento martedì, 25 settembre 2018 - 15:52

Lory Del Santo, lacrime per la morte del figlio: “L’ultima lettera”

9 marzo 2018 12:14 Di redazione
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Le lacrime non finiscono mai. Non sono finite, e le ha raccontate in una canzone prima e ora in un film documentario, quelle di Eric Clapton. Non sono finite neanche quelle di Lory Del Santo. Ventisette anni dopo la morte del loro figlio, Conor. Il ricordo è ancora straziante, il bambino, quattro anni e mezzo, morì precipitando dal 53esimo piano di un grattacielo a New York. Era il 20 marzo del 1991, il piccolo Conor, biondo e bellissimo, era con la mamma e un amico nell’appartamento al cinquantatreesimo piano. La cameriera stata pulendo le finestra della camera del bambino, lui, il piccolo, giocava in un’altra stanza. È stato un attimo: il bimbo viene perso di vista, raggiunge la sua stanza dove la finestra è ancora aperta. È un volo di centro metri nel vuoto. Eric e Lory non stavano già più insieme quando successe, ma lui era a New York e, ricevuta la notizia, si precipitò da lei. «Conor è stato la prima è cosa che mi sia successa nella vita a toccarmi nel profondo, a dirmi che era ora di crescere, questa cosa non potevo rovinarla. È stata una cosa inaspettata come se il bambino stesse cercando dei genitori. Lui è stupendo, meraviglioso» aveva detto Clapton all’epoca.

«Ero così felice quando ho saputo di aspettare Conor – racconta oggi la Del Santo – on mi interessava niente, né la casa né i soldi. Eric mi ha dato tante emozioni, mi ha fatto anche soffrire, lui era instabile e avevo paura di sbagliare stavo attenta a come mi comportavo. Vorrei però sottolineare che non sono rimasta incinta a caso, mi ha accompagnato lui dal medico per farmi togliere la protezione per avere un figlio. Era pieno di emozioni ma non sapeva come gestire tutto quanto». «Conor – spiega oggi fra le lacrime Lory a “Domenica Live” – aveva 4 anni e mezzo quando è morto, il padre stava per arrivare, dovevano andare al parco. Se fosse stata colpa mia non ce l’avrei fatta a superare questa tragedia. Lui era lì e la sua reazione è stata sedersi e stare in silenzio».

E poi, un ultimo straziante ricordo: «Quando siamo rientrati a Londra con il bambino non vivente, stavamo aspettando il funerale ed è arrivato il postino con una lettera rossa. Io l’avevo scordato ma Conor gli aveva scritto una lettera a New York con scritto “I love you” e gliela aveva mandata a Londra. Io sono rimasta pietrificata, era l’ultimo messaggio che lui voleva dare, il più bello». Al piccolo Connor Clapton ha dedicato la canzone del 1992 «Tears in Heaven».

Fonte: Corriere.it

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